

Capitolo Quattro. Gli scienziati filosofi.
Introduzione. Scienza e teologia.
Riesce abbastanza difficile dopo la dura battaglia degli
illuministi contro la teologia e soprattutto in un paese come
l'Italia, in cui gli studi di teologia sono stati banditi dalle
universit da oltre cent'anni, immaginare quanto in pieno Seicento
questa disciplina fosse ancora la regina delle scienze. Di
Galilei e del suo impegno in campo teologico, che recentemente
anche il papa ha apprezzato (pagina 84), abbiamo gi trattato nel
capitolo precedente. Ma lo stretto legame tra scienza e teologia
emerge anche dalla storia personale e dalle opere di altri due
grandi scienziati, Keplero e Newton. Soprattutto nell'ultima parte
della sua vita, quando il suo prestigio come scienziato era
altissimo, Newton non esit a farsi coinvolgere nei dibattiti di
argomento teologico, a dialogare con i maggiori teologi
dell'epoca, a pubblicare opere di teologia e di esegesi biblica
(es.: il Trattato sull'Apocalisse). Anche il suo rapporto
epistolare con Locke verteva soprattutto su tematiche di questo
tipo. Per quanto riguarda Keplero, i suoi lettori intravedevano
con facilit le conseguenze in campo teologico delle nuove
scoperte astronomiche e gli ponevano quesiti sul rapporto fra la
nuova visione eliocentrica del cosmo - con la relativa perdita
della centralit della Terra - e la dottrina tradizionale della
signoria dell'uomo sull'universo. Egli non si tirava indietro di
fronte alle tematiche teologiche pi ardue, neppure quando gli
argomenti trattati avrebbero potuto essere pericolosi per la sua
sicurezza personale.

Keplero.

Keplero aveva intrapreso la carriera ecclesiastica e aveva
frequentato il seminario teologico di Tubinga, la pi famosa
scuola di teologia della Germania protestante. Le guerre di
religione lo disgustarono profondamente perch egli riteneva che
quelle lotte fossero solo un esempio della stoltezza umana e in
particolare dell'arroganza dei teologi. Cos abbandon la carriera
ecclesiastica e si orient verso studi di carattere matematico,
astrologico e astronomico. Intanto la sua vita veniva sempre pi
coinvolta nelle lotte fra cattolici e protestanti. Nell'anno 1600
egli, in quanto protestante, fu costretto ad allontanarsi dalla
sua terra (la regione della Stiria): perdeva cos i propri beni,
la casa e gli amici. Nell'esilio e nell'indigenza ebbe l'aiuto del
grande astronomo Tycho Brahe, che lo volle presso di s come
assistente all'universit di Praga. Alla morte di Brahe, Keplero
lo sostitu come matematico imperiale. Ricoprendo questo incarico,
egli port a termine e diede alle stampe la sua opera pi
importante: Astronomia nova (1609).
        Alla morte dell'imperatore Rodolfo secondo, Keplero lasci
Praga e si rec a Linz per proseguire i propri studi. Qui i
luterani lo sospettarono di eresia calvinista e alla fine lo
costrinsero ad abbandonare la citt. Dovette cos ricominciare da
capo un'altra volta. Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 1615
inizi il processo di stregoneria contro sua madre. Egli visse
quell'avventura come un incubo e lott disperatamente per
salvarla. Il processo dur ben cinque anni e solo nel 1621 sua
madre fu liberata dall'accusa. Ma la prova era stata troppo grande
per lei, che mor l'anno dopo. Nell'ultimo periodo della sua vita
Keplero ebbe la protezione del Wallenstein, ma mor ugualmente
povero nella citt di Ratisbona, citt cattolica, che lo fece
seppellire fuori dalle mura perch luterano.
        Keplero fu per molti aspetti un uomo del Rinascimento:
egli riusciva a conciliare l'osservazione esatta dei fenomeni
celesti con una visione del cosmo di tipo platonico e pitagorico.
L'ordine matematico dell'universo lo affascinava. La geometria
egli afferma  una ed eterna, splendente nella mente di Dio;
essa inoltre  ben presente anche nella mente umana e ci  una
dimostrazione della verit dell'affermazione biblica che l'uomo 
stato fatto ad immagine di Dio. La geometria infine governa
l'armonia dell'universo. Da queste tre premesse Keplero conclude
che lo studio dei moti celesti  la via naturale assegnata ai
teologi da Dio per arrivare fino a lui. L'armonia dell'universo 
un' imago Dei corporea, che  in sintonia con l' imago Dei
incorporea, cio con l'anima umana. La concezione che Keplero
aveva dell'universo era dunque scientifica e teologica insieme.
        Egli si ciment anche con il problema
dell'antropocentrismo. Se la Terra non  pi al centro
dell'universo, come possono tutte le cose essere in funzione
dell'uomo, secondo l'affermazione della Bibbia? A questi
argomenti, che definisce temerari, Keplero risponde affermando
che, se il Sole , come , il centro del mondo, anzi il cuore del
mondo, esso  la degna sede di Dio. Per quanto riguarda gli altri
corpi celesti (del sistema solare), essi sicuramente non sono
uguali fra di loro. Essendo diversi,  possibile porli in un
ordine di perfezione e di nobilt in cui il nostro mondo, sia
perch si trova al centro dei globi primari, sia perch ha un
suo proprio satellite, sia perch  posto in mezzo fra le due
classi di pianeti - quella la cui orbita si rif al cubo,
tetraedro e dodecaedro e quella dell'isocaedro e ottaedro ( pagina
107), mantiene una posizione di preminenza.
Newton.
Newton nacque nello stesso anno della morte di Galilei (1642) e ne
port a termine la rivoluzione scientifica. Con lui la fisica
classica si fiss in un sistema compiuto. Nel 1689 avvenne in
Inghilterra un'importante svolta politica, nota con il nome di G
lorious Revolution. Lo stesso anno Newton fu inviato al Parlamento
di Londra come rappresentante dell'Universit di Cambridge e
inizi cos una prestigiosa carriera politica. A Londra ebbe modo
di conoscere J. Locke (vedi Quaderno secondo/4, capitolo Otto),
con il quale strinse un'amicizia, che dur fino alla morte di
quest'ultimo. Con Locke, Newton ebbe anche un rapporto epistolare
da cui risulta che entrambi si interessavano soprattutto di
esegesi biblica, di profezie e di miracoli.
        Una buona parte dell'attivit intellettuale di Newton,
soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita, fu dedicata alle
questioni teologiche. Oggi noi consideriamo questo aspetto come
secondario e trascurabile, come il prezzo che il grande scienziato
dovette pagare al suo tempo, ma egli non la pensava cos. Forse
avrebbe detto che questo nostro modo di giudicare rivela piuttosto
il prezzo che noi dobbiamo pagare al nostro tempo; comunque egli
riteneva quella teologica la parte pi importante del suo
pensiero.
        Newton vedeva la natura come il campo privilegiato per
cogliere le leggi fondamentali dell'universo allo scopo di mettere
in evidenza quell'ordine cosmico che rivela indiscutibilmente la
presenza di una Mente Ordinatrice. Le sue opinioni nel campo della
teologia sono espresse negli stessi Philosophiae naturalis
principia mathematica, in cui afferma: L'ordine dell'universo
rivela il progetto di un Essere intelligente e potente; e ancora:
Quel che possiamo dire di Dio  che egli esiste ed  sommamente
intelligente e perfetto e questo lo comprendiamo constatando
l'ordine del mondo, giacch per quanto riguarda Dio  compito
della filosofia naturale parlarne partendo dai fenomeni (Scolium
generale).
        Quindi la fisica, o philosophia naturalis, veniva
interpretata da Newton come una propedeutica alla teologia, non
alla teologia tradizionale ormai ridotta a mal partito dalle
dispute teologiche fra le varie sette religiose, bens ad una
teologia nuova, finalmente epistemica perch fondata sulla
garanzia dell'osservazione empirica e del metodo scientifico
moderno. Contemporaneamente egli considerava la teologia come una
propedeutica alla fisica, nel senso che Dio non solo aveva dato
all'universo quell'ordine che lo scienziato andava man mano
scoprendo, ma ne era pure il garante. Un esempio di questa
concezione pu essere il principio della semplicit della
natura, che Newton espose nei Philosophiae naturalis principia
mathematica: esso si fonda in definitiva sull'azione di Dio sulla
natura, sulla quale egli ha impresso il principio della
semplicit.
        Dio quindi, avendo creato il mondo seguendo schemi
meccanicistici, garantiva la verit dei risultati raggiunti dal
metodo scientifico, l'universalit delle leggi e il loro valore
costante nello spazio e nel tempo. Nello stesso tempo per anche
il metodo della scienza garantiva a sua volta un fondamento
scientifico alla teologia. La circolarit del rapporto fra scienza
e teologia finiva quindi con il rafforzarle entrambe; e Newton ad
un certo punto della sua vita si convinse di essere in grado di
togliere la teologia dalla crisi in cui era precipitata a causa
delle dispute fra i teologi, e contemporaneamente di sottrarre
l'Autore dell'universo, con quella meravigliosa armonia che lo
caratterizzava, all'arbitrio dei teologi tradizionali.
Come per il suo amico Locke, anche per Newton l'impegno del
filosofo nel sociale doveva essere soprattutto finalizzato alla
lotta contro il settarismo e per il mantenimento dell'ordine e
della pace. Ma il suo progetto era ancora pi ambizioso: rifondare
la teologia, portarla alle certezze della verit scientifica e
quindi riportare il cristianesimo all'unit. Il successo della sua
proposta fu notevole e se ne discusse per tutto il Settecento, ma
il risultato fu alquanto diverso da quello che lo scienziato si
prefiggeva. La teologia newtoniana, riadattata al nuovo clima
culturale del Settecento illuminista, fu vista con simpatia
soprattutto dai deisti. Colui che propagand il pensiero
scientifico e teologico di Newton in tutta Europa fu Voltaire,
grande ammiratore dello scienziato e noto deista, che si trovava
in esilio in Inghilterra nell'ultimo periodo della vita di Newton
e fu presente al suo funerale (Confronta Quaderno secondo/7,
Introduzione).
Influenti propagatori della teologia newtoniana in Europa furono
anche i massoni. Dopo la fondazione della Grande Loggia di Londra
(1717), essi si diffusero in Francia, Spagna, Italia e Russia,
diffondendo l'ideale della lotta contro l'ignoranza, la
superstizione e l'oppressione. Sul piano teologico essi si
rifacevano alla teologia newtoniana, che aveva dimostrato in modo
inconfutabile l'esistenza di Dio come mente ordinatrice del mondo.
Il rapporto Dio-mondo veniva descritto come quello fra
l'orologiaio e l'orologio. Questa immagine pur semplificatrice si
dimostr molto efficace. Diderot afferm che si trattava
dell'unica prova dell'esistenza di Dio veramente convincente.
